Cammino per strada, incrocio la gente, alcuni mi sfiorano, altri mi si parano davanti. Cammino fiducioso: so che nessuno mi aggredirà senza motivo, che nessuno mi sparerà dal balcone, che nessuno mi investirà con l’automobile mentre tento di attraversare la strada sulle strisce pedonali. Se ho bisogno di una indicazione, sono certo che la persona cui mi sono rivolto farà di tutto per aiutarmi. Le persone gesticolano molto, quando chiedi loro dove si trova una certa via. Lo fanno per aiutarti quanto più possibile. Questo lo so bene, ed è anche per questo che cammino fiducioso. So anche, a dire il vero, che a volte la gente ti aggredisce, ti uccide, ti volta le spalle se le chiedi una indicazione. Ma credo che siano casi rari, malfunzionamenti sporadici che non sono in grado di intaccare la mia fiducia nel funzionamento della macchina.
Senza fiducia, non vi sarebbe società. Una società è possibile solo se gli individui si sincronizzano, in qualche modo; se le azioni degli uni e quelle degli altri corrispondono in modo più o meno perfetto. Purtroppo non disponiamo di meccanismi di sincronizzazione che funzionino al di là delle differenze etniche e culturali. Lo straniero resta inevitabilmente fuori - le sue azioni sono goffe, sinistre, infide - così come restano fuori quei maledetti che si ostinano ad agire secondo altre logiche, a saggiare la cosiddetta libertà umana (la quale, come è noto, è un abisso dal quale occorre difendersi.) Vi sono dei soggetti la cui sola esistenza minaccia la mia fiducia, vale a dire il fondamento stesso della società.
Da qualche tempo, questa minaccia s’è fatta incalzante, angosciante, esasperante. Questi soggetti sono sempre più, il meccanismo stesso rischia di incepparsi: andrà a finire che non si capirà più nulla. Ed ecco, c’è qualcuno che pensa: io con il mio bisogno di armonia, di ordine, di pulizia, di silenzio, finirò per diventare lo straniero, il folle, il criminale. La libertà, col suo inaccettabile abisso, diventerà la norma. Avremo un mondo alla rovescia.
Questo qualcuno si sente assediato. Sente di dover difendere l’armonia, l’ordine, la pulizia e il silenzio, vale a dire il senso stesso del mondo. Prende il coltello. Bussa a casa dei vicini. La moglie del suo vicino ha sposato uno straniero. I vicini sono rumorosi, lo assediano, gli rendono la vita impossibile. Aprono. Eccoli, sono qui i nemici della società. Ristabilisce l’ordine. Quando va via, la casa è piana di sangue, e questa è una cosa che gli dispiace molto. E’ importante che le case siano pulite.
La strage di Erba è un segnale - di quelli che non è possibile ignorare - di questa crisi della fiducia. Di una crisi che a sua volta contribuirà ad alimentare. Qualche altro, sentendo del caso di questi coniugi dall’aspetto mite che compiono una strage così efferata per motivi così apparentemente futili, penserà: ecco, siamo giunti al punto che non puoi fidarti più di nessuno, il tuo vicino può entrarti in casa ed ammazzarti, anche quando ha l’aspetto gentile; figurati poi quando è uno con la faccia brutta. Molti si sentiranno ulteriormente assediati e con maggiore ostinazione si rifugeranno nel loro sogno - che un tempo fu promessa- di un mondo totalmente pulito, ordinato, armonico, silenzioso. Un sogno che genera mostri dall’aspetto gentile.