Wright C. Mills, L’immaginazione sociologica
L’uomo comune vive con l’impressione di essere il padrone della propria vita, di poter fare da sé le scelte da cui dipenderà il suo destino, di poter lavorare autonomamente per la sua felicità e il suo benessere. Nelle società complesse, questa impressione è illusoria. Oggi la vita degli individui è legata ad una quantità enorme di fattori sovraindividuali, che possono travolgerli con la forza di ciò che una volta si chiamava destino. Per comprendere l’esistenza individuale è necessario uno sguardo più ampio. E’ necessario considerare questi molteplici legami, cogliere il rapporto tra l’individuo e il mondo intero. E’ in questo sguardo ampio che consiste l’immaginazione sociologica, espressioen coniata dal sociologo statunitense Wright C. Mills ed entrato nel linguaggio della sociologia. Nella pagine che seguono - che sono le prime pagine di un saggio del 1959 intitolato, appunto, L’immaginazione sociologica, Wright Mills fa un profilo vivace del suo tempo che, a parte le mutate condizioni politiche (i consideri il cenno alla guerra fredda), non è troppo differente da quello attuale.
L’uomo del nostro tempo ha sovente la sensazione che la sua vita privata sia tutta una serie di trabocchetti e che i suoi problemi, le sue difficoltà, trascendano la ristretta cerchia in cui vive. Sensazione il più delle volte esatta: l’esperienza e l’azione dell’uomo ordinario sono circoscritte alla sua orbita personale; la sua visuale e i suoi poteri non oltrepassano i limiti dell’impiego, della famiglia, del vicinato; in ambienti diversi dal proprio si muove male, rimane spettatore. E quanto più si fa strada in lui la coscienza, ancorché vaga, di ambizioni e di minacce che trascendono il suo mondo d’ogni giorno, tanto pi§ gli pare d’essere in trappola.
Alla base di questa sensazione vi sono i mutamenti di struttura delle grandi società continentali, in cui i singoli uomini sono immersi. Gli avvenimenti della storia contemporanea segnano anche il successo o l’insuccesso di singoli uomini e di singole donne. In una società che si industrializza il contadino diventa operaio, il signore feudale o scompare o si trasforma in uomo d’affari. A seconda che sale o scende questa o quella classe sociale, c’ e chi trova l’impiego e chi lo perde; se il tasso di investimento cresce, l’uomo prende animo; se diminuisce, si scoraggia. Viene la guerra e l’assicuratore va a lanciare razzi, il magazziniere a manovrare il radar; la moglie rimane sola e il figlio cresce senza padre. Non si può comprendere la vita dei singoli se non si comprende quella della società, e viceversa.
Ma di solito l’uomo non vede i suoi problemi in termini di mutamenti storici o di conflitti istituzionali. Non attribuisce il benessere di cui gode o la miseria di cui soffre ai grandi alti e bassi della società in cui vive. Raramente consapevole degli intricati rapporti fra il suo modo di vita e il corso della storia universale, l’uomo ordinario ignora, di solito, come questi rapporti incidano sui tipo d’umanità che va formandosi, sugli eventi storici che maturano e ai quali dovrà forse partecipare. Non possiede la qualità mentale indispensabile per afferrare 1′interdipendenza fra uomo e società, biografia e storia, individuo e mondo. Non sa affrontare i suoi problemi personali in modo tale da giungere a controllare le trasformazioni strutturali che generalmente sono alla loro base.
Ne ce ne meraviglieremo certo. Nella storia dell’umanita non vi è stato mai momento in cui tanti uomini fossero così totalmente esposti a sommovimenti così forti e così rapidi. Se gli americani non hanno sperimentato i mutamenti catastrofici in cui sono incorsi invece gli uomini e Ie donne di altre società, cio è dipeso da eventi che stanno diventando rapidamente «storia», storia pura e semplice. La storia che incide oggi su ogni uomo è storia mondiale. Nel corso di una sola generazione un sesto dell’umanita è passato da uno stato feudale e arretrato alla più progredita e temibile modernità. Territori coloniali diventano liberi, si stabiliscono nuove e meno visibili forme di imperialismo. Avvengono delle rivoluzioni, masse d’uomini sperimentano il morso di nuove forme d’autorità. Sorgono societa totalitarie, che poi vanno in frantumi o invece si affermano prodigiosamente. Dopo due secoli di ascesa il capitalismo si rivela soltanto come uno dei modi di trasformare una società in un’organizzazione industriale. Dopo due secoli di fiduciosa attesa la democrazia, anzi l’ apparenza della democrazia, si è ristretta ad una minima parte dell’umanita. In tutto il mondo sottosviluppato crollano antiche forme di vita, e quelle che erano vaghe aspettative si trasformano in necessità impellenti. In tutto il mondo sottosviluppato le manifestazioni dell’autorità e della violenza diventano totali nel fine e burocratiche nella forma. Davanti a noi non c’e più che 1′umanita, con Ie due super-nazioni che dai due opposti poli vanno concentrando gli sforzi più massici e più organici nella preparazione della terza guerra mondiale.
Il processo di formazione della storia precorre la capacita degli uomini ad orientarsi in esso secondo gli ideali più cari. E poi, che validità hanno questi ideali ? Gli uomini, anche quando non si lasciano travolgere dal panico, avvertono che gli antichi valori, gli antichi modi di pensare e di sentire sono crollati e che gli inizi nuovi hanno 1′incertezza di una stasi morale. Non può dunque fare meraviglia che 1′uomo ordinario senta di non poter dominare i mondi più vasti che improvvisamente gli si aprono davanti; che non riesca a comprendere il significato che il suo secolo ha per la sua vita individuale; che per difendere se stesso, la propria intimità, egli diventi moralmente insensibile; che abbia la sensazione di essere in trappola.
Non è soltanto bisogno di cognizioni, quello che 1′uomo ordinario sente: in questa nostra Età del Fatto 1′informazione domina e spesso supera la capacità dell’uomo di assimilarla. Non èe neppure soltanto bisogno di possedere le arti del ragionamento, anche se spesso lo sforzo per conquistarle esaurisce la sualimitata energia morale.
L’uomo ha bisogno, e sente di aver bisogno, di una qualita della mente che lo aiuti a servirsi dell’informazione e a sviluppare la ragione fino ad arri yare ad una lucid ìa sintesi di quel che accade e puo accadere nel mondo e in lui. E’ appunto tale qualita che giornalisti e studiosi, artisti e uomini pubblici, scienziati ed editori finiranno col chiedere a quella che chiameremo l’ “immaginazione sociologica”. Ed è cio che voglio dimostrare.
I.’immaginazione sociologica permette a chi la possiede di vedere e valutare il grande contesto dei fatti storici nei suoi riflessi sulla vita interiore e il comportamento esteriore di tutta una serie di categorie umane. Gli permette di capire perché, nel caos dell’esperienza quotidiana, gli individui si formino un’idea falsa della loro posizione sociale. Gli oftre la possibilita di districare, in questo caos, le grandi linee, 1′ordito delIa societa moderna, e .di seguire su di esso la trama psicologica di tutta una gamma di uomini e di donne. Riconduce in tal modo il disagio personale dei singoli a turbamenti oggettivi della società e trasforma la pubblica indifferenza in interesse per i problemi pubblici. .
II primo frutto di questa facoltà, la prima lezione della scienza sociale che l’incarna, consistono nell’idea che l’individuo puo comprendere la propria esperienza e valutare il proprio destino soltanto collocandosi dentro la propria epoca; che può conoscere le proprie probabilità soltanto rendendosi conto di quelle di tutti gli individui nelle sue stesse condizioni. E’, sotto tutti gli aspetti, una lezione terribile, e sotto tanti altri una lezione splendida. Non sappiamo fino a qual punto l’uomo possa elevarsi in uno sforzo supremo o abbassarsi in un supremo abbandono; a quali livelli possano portarlo il piacere della brutalità o l’ estasi della ragione; ma siamo giunti perlomeno, oggi, a sapere che i margini della “natura umana” sono spaventosamente vasti. Siamo giunti a sapere che ogni individuo vive, da una generazione all’altra, in una determinata società; che costruisce una biografia e che la costruisce nell’ambito di una particolare sequenza storica. Con il fatto stesso di vivere l’uomo concorre, non importa se in minimissima parte, a formare questa società e ad alimentare questa storia, anche se è la societa che lo forma, la storia che lo spinge.
L’immaginazione sociologica ci permette di afferrare biografia e storia e il loro mutuo rapporto nell’ambito delIa società. Questa e, ad un tempo, la sua funzione e la sua promessa. Chi ammette questa funzione e crede in questa promessa si qualifica come sociologo cIassico. Essa caratterizza Herbert Spencer, turgido, polisillabico, vasto, e E. A. Ross, aggraziato, indecente, schietto, e Auguste Comte, e Emile Durkheim, e Karl Mannheim complicato e sottile. Sta alla base di tutto ciò che in Carlo Marx è intellettualmente eccellente, è la chiave della visione brillante ed ironica di Thorstein Veblen, della polimorfa realtà di Joseph Schumpeter, spiega l’empito psicologico di W. E. H. Lecky e la limpida profondità di Max Weber. E’ il marchio di garanzia di quanto v’e di meglio nello studio contemporaneo dell’uomo e della società.
Uno studio sociologico che non sia risalito ai problemi della biografia e della storia e dei loro mutui rapporti nell’ambito di una data società non avrà completato il suo ciclo intellettuale. Qualunque sia il problema specifico che il sociologo affronta, qualunque sia l’ampiezza della realtà sociale che egli esamina, se riesce a rendersi conto concretamente della portata del suo lavoro si pone tre ordini di problemi:
1) Qual e la struttura di quella particolare societa nel suo complesso?
Quali ne sono i componenti, e in quali rapporti reciproci si trovano? Come differisce da altri tipi di ordine sociale? E qual’e, nel suo interno, l’importanza di ogni singolo componente ai fini della sua conservazione o del suo mutamento?
2) Qual è il posto di questa società nel quadro delIa storia umana? Qual è la meccanica del suo mutamento? A quale punto dello sviluppo generale dell’umanità si trova essa e che importanza ha sotto questo profilo? Come incide suI periodo storico in cui si muove il particolare componente in esame e come ne è influenzato a sua volta? E quali sono Ie caratteristiche essenziali di questo periodo storico? In che senso differisce da altri periodi? In quale peculiare modo partecipa alIa costruzione delIa storia?
3) Quali tipi di uomini e di donne prevalgono in questa società e in questo periodo? Quali tipi prevarranno? Per quali vie si selezionano e si formano, sono liberati o repressi, sensibilizzati o resi insensibili? Quale tipo di “natura umana” si rivela nel costume di questa società in questo periodo? E che cosa significa per la “natura umana” ogni singolo aspetto della società che stiamo esaminando?
Da: Wright C. Mills, L’immaginazione sociologica, tr. it., Il Saggiatore, Milano 1995, pp. 13-17.





